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Yele SpA: una società di gestione che diventa duplicato politico del CoRiSa4
giovedì, 18 dicembre 2014
 
 
Costituita nel novembre del 1998, la Yele SpA comincia l’attività nel maggio del 1999; nasce come società mista del CoRiSa4 (65%)  e la AMI di Imola (35%), negli anni immediatamente successivi le quote di quest’ultima passano, per incorporazione, alla HERA SpA, una holding bolognese leader nella gestione dei rifiuti. Durante questi primissimi anni di attività, la Yele era una sorta di gioiellino aziendale per la gestione dei rifiuti in un panorama campano quantomeno paradossale, nel quale si cominciavano a scorgere, in nuce, i drammi che, dopo pochi anni, si sarebbero abbattuti su tutto il territorio regionale. Gli scenari che mostravano Napoli invasa dall’immondizia e l’intervento dell’esercito. Gestita con criteri aziendalisti, nel 2001, a poco più due anni dalla costituzione, la Yele era l’unica società campana certificata che riusciva a capitalizzare utili. Il suo oggetto sociale era “la gestione degli impianti per il trattamento e la collocazione temporanea e definitiva dei rifiuti e degli inerti, l’esercizio dei servizi di raccolta, trasporto, recupero, riciclaggio e smaltimento dei rifiuti solidi urbani pericolosi e non pericolosi, lo spazzamento stradale, la raccolta differenziata, il trasporto conte terzi, la manutenzione del verde pubblico, la bonifica dei siti contaminati, l’accertamento e la riscossione della tariffa di smaltimento rifiuti”, il capitale sociale era di 103.400,00 euro.  La durata dell’esercizio era fissata al 31.12.2014, una data che all’epoca sembrava lontanissima, ma congrua con i compiti che la società doveva svolgere nel territorio dei quarantanove comuni del Consorzio di Smaltimento dei Rifiuti Salerno 4. L’obiettivo di questa società pubblica era, infatti, quello di separare la gestione politico-amministrativa dalla gestione tecnica-operativa del ciclo dei rifiuti nel Cilento: da una parte l’ente consortile dei comuni che dettava le linee di politica ambientale, dall’altra una società operativa di gestione.
Il periodo aziendale e il periodo politico
Tutto questo avviene però solo in un primo periodo: dal ’99 al 2007, anno nel quale il CoRiSa 4, esercitando la prelazione, acquisisce l’intero capitale azionario del 35% di HERA e cedendo parte delle quote (15,87%) a quattordici comuni dell’ambito consortile. Da società mista pubblico-privata, si passa così a società pubblica tout court. Il nuovo assetto societario comporta una serie di conseguenze che, negli anni successivi, ne minano la gestione aziendale, in sostanza la funzione politico-amministrativa entra con prepotenza nel ruolo tecnico-operativo col conseguente lento decadimento delle funzioni operative della società. L’ingresso della politica non fa altro che duplicare nella Yele logiche politiche consortili: cresce il personale, crescono cooperative miste all’interno del Consorzio svuotando funzioni proprie della società, ma soprattutto crescono i costi. Vincenzo Chiera, ex amministratore delegato della società per conto della HERA di Bologna, nella lettera con la quale rassegnava le dimissioni dalla Yele, nel settembre 2008, descrive una società in piena crescita aziendale con grossi fatturati ed ampie possibilità di crescita. In questo periodo si nota però la crescita a dismisura del personale e dell’outsourcing, cooperative che nascono all’interno dell’ente consortile facendo lievitare i costi dei servizi.
Fondi POR e Fondi Commissariali
V’erano, in quel periodo, i fondi del POR, i finanziamenti del Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti: un mare di denaro scorreva attraverso progettualità parziali, limitate a frazioni minuscole di territorio. Il periodo delle vacche grasse ha coinciso con una svolta nella gestione dei rifiuti in Campania: i primi germi della crisi e la politica commissariale fanno crescere i costi per il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti. In regione non ci sono impianti di smaltimento, si deve portare tutto fuori territorio, con raddoppio e, in alcuni casi, triplicazione dei costi. E’ in questi anni che la Yele comincia a diventare un peso poco sostenibile per le casse dei comuni: il costo del servizio è già di per sé lievitato, l’effetto della gestione politica della Yele incide con maggiore gravità.
Gli infiniti passaggi dei fondi prima di arrivare agli operai
Un sindacalista aveva stimato un iter burocratico di sei tappe dei fondi versati dai comuni prima che i soldi arrivassero nella casse della Yele per pagare gli operai. Si arriva così alla gestione diretta: la Yele agisce in proprio nella fatturazione dei servizi, ma la situazione cambia poco perché la quota consortile deve essere comunque versata. Si arriva così al paradosso che i comuni devono pagare il servizio alla Yele e la quota consortile al CoRiSA, il tutto in una lievitazione generale dei costi e l’incapacità di attivare programmazioni di lungo periodo.
L’anno della svolta politica
Sul piano più strettamente politico, sono le Provinciali del 2008, con la candidatura dell’allora presidente e di un funzionario della Yele, a dare il senso di un processo compiuto: la società di gestione è divenuta una delle tappe del cursus honorum per la politica locale. Due anni dopo, la normativa sulla liquidazione degli enti consortili con la previsione degli ATO complica una situazione già caotica, una situazione nella quale la Yele, sulla base del proprio statuto, deve essere sciolta, ma non si sa come gestire i rifiuti, intanto si vuole prorogare l’attività di una società pubblica le cui quote appartengono ad un ente in liquidazione.