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Monte Stella: compartecipazione alla morte del Cristo
sabato, 19 aprile 2014
 
 
La Passione attraverso le comunità locali del Monte Stella, la partecipazione della morte del Cristo attraverso un itinerario nei Sepolcri delle chiese del Monte Stella, i riti delle confraternite si svolgono attorno ad percorso circolare, quello che denota un’antica comunità, un sentire comune dei paesi aggrappati alle pendici della montagna. Di questa lettura le confraternite denotano un po’ tutto: dal senso della compartecipazione dei confratelli verso le comunità che vengono visitate, fino al pellegrinaggio catartico tra le comunità e nei paesi della montagna.
“Videtis si dolor vestrum est sicut meum”, osservate il vostro dolore è uguale al mio, l’anelito alla peregrinatio come fonte di purificazione comune, il canto e la ritualità come esperimento umano di purificazione in un’unica, ancestrale, comunità che ne condivide il senso del timore verso l’infinito. I riti del Venerdì Santo nelle comunità del Monte Stella, il Cilento Antico, segnano una realtà simbolica, quella del viaggio di compartecipazione e di purificazione. Le Confraternite, antichi aggregati con scopi sociali, percorrono i paesi della Stella, si fermano nelle chiese dove v’è la liturgia della morte di Cristo, simboleggiata da germogli di grano, segnano un tragitto circolare e intonano canti che si perdono a distesa nell’ecclesia riunita, eseguono le ritualità della Passione, intesa come compartecipazione al dolore. Col tempo e con la modernità, le Confraternite hanno perduto quella funzione sociale per le quali erano nate, provvedere alla sepoltura e aiutare le persone che soffrivano; dell’antica funzione rimane questo senso ideale, simbolico, spirituale, partecipare alla comunità della Passione e della Morte del Cristo. Questo simbolo marca però anche un altro elemento fondante: l’appartenenza ad una comunità unica, un antico sentire comune che si esprime in una liturgia condivisa, le nove chiese da visitare, i nove passaggi davanti al Sepolcro. Il simbolo diventa segno nelle comunità locali, nei paesi, nelle chiese. Il senso della compartecipazione assume una sorta di pellegrinaggio: i confratelli vestono il mozzetto, il drappo circolare sulle spalle e sul petto, dello stesso colore del manto del santo del paese di origine, questo amplifica il segno dell’individualità del viaggio: è come se un gruppo di persone di un paese, che denotano l’appartenenza a quella comunità locale attraverso un segno di riconoscimento visibile, andassero a partecipare al lutto sacro in un’altra comunità locale. E’ questo il senso della peregrinatio, è questo il senso della compartecipazione. Simile il senso dei canti e dei riti: le“polifonie confraternali”, così vengono denominate dall’etnomusicologo Maurizio Agamennone, sono ben definiti rispetto alla totalità del rito e ne rappresentano la pare sostanziale rispetto al momento penitenziale, al Miserere e al Pianto di Maria. I canti trovano una sorta di vulgata comune che però si confonde con tradizione orale delle singole comunità locali e con aggiunte successive. Anche questo denota un senso di antico viaggio di purificazione attraverso un’antica comunità unitaria.