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Interruzione della Cilentana: chi pagherà i costi della logistica?
mercoledì, 16 aprile 2014
 
 
Quanto costa in termini commerciali l’interruzione sulla Cilentana? A questa domanda abbiamo cercato di rispondere con una serie di indagini, focalizzando l’attenzione sul settore della media e grande distribuzione organizzata. Le ragioni sono evidenti: lungo la statale alternativa al tratto Agropoli-Prignano è fatto divieto di transito ai mezzi pesanti, che sono quelli che forniscono centri commerciali, stazioni di rifornimento, aree di servizio ed altri rivenditori al dettaglio.
Il percorso alternativo
Sulla provinciale che segna il percorso alterativo tra Agropoli Sud e Prignano è fatto divieto assoluto di transito per i mezzi superiori a 35 quintali, quindi vi possono transitare solo le auto e i mezzi furgonati. Ne sono interdetti tutti i tipi di camion e i mezzi articolati, pena una sanzione amministrativa che arriva fino al ritiro della patente. Sul piano pratico anche un furgonato tipo Fiat Ducato sarebbe al limite. Oltre il limite sono tutti i camion frigoriferi e gli altri mezzi pesanti.  Questi mezzi devono quindi seguire l’alternativa all’alternativa: uscire dalla Sa-RC allo svincolo di Padula-Buonabitacolo, imboccare la Bussentina ed immettersi sulla Cilentana a Policastro Bussentino per poi raggiungere la parte centrale del Cilento.  La fascia interessata presa in considerazione è quella che si estende da Agnone Cilento a Palinuro e va verso l’area interna del Cilento fino a Piaggine, una grossa fetta del territorio che sul piano logistico soffre enormi difficoltà di rifornimento in termini di costi della logistica. Il percorso alternativo per i mezzi pesanti è quasi il triplo del percorso normale; ipotizzando un tragitto da Battipaglia a Vallo della Lucania: il percorso normale, non calcolando l’interruzione, è di 64,2 km, quello alternativo, Battipaglia-Padula-Buonabitacolo-Policastro-Vallo della Lucania, è 172 km.
Attività commerciali interessate
Trascurando le attività collegate all’indotto turistico, dai lidi ai ristoranti e agli alberghi, per le quali  non si può ancora determinare un dato statistico se non per proiezione rispetto alle annate precedenti, sono state considerate le attività della media e grande distribuzione organizzata. Sono state prese in esame, un centinaio di impianti di rifornimento, quasi trecento esercizi tra centri commerciali, supermarket, rivendite di materiali per l’edilizia, autoricambi, rivendite di mobili e attrezzature per giardini, forniture ospedaliere e sanitarie. Per queste attività, dalle quali sono state scremate le piccole rivendite, l’unico modo per rifornirsi è il percorso alternativo autostradale con maggiorazione di tempi e soprattutto di costi.
Costi
La maggiorazione dei costi è impressionante. Per il trasporto il costo maggiorato va dal 40% fino al raddoppio ed oltre.
Fatto 100 il costo normale, i costi del percorso alternativo sono:
nel 20% dei casi la maggiorazione oscilla tra 135 e 145,
nel 35% si oscilla tra 150 e 170,
nella restante parte dei casi, 45%, i costi di trasporto sul percorso alternativo oscillano tra 170 e 210. Si è oltre il raddoppio. 
“Ormai siamo al collasso” osserva un gestore di un punto carburante “subiamo il raddoppio dei costi di trasporto che incidono sul bilancio, rosicchiandosi quel poco di utile che si riusciva a strappare. Non ti nascondo che, alcune volte, abbiamo forzato il divieto durante la notte, ma un nostro camion è stato bloccato.  Ora nessuno degli autisti che ci riforniscono, vogliono tentare quel percorso. Inoltre, la logistica non è cambiata, i nostri fornitori non vogliono ascoltarci e ci inviano i carichi seguendo la logistica di prima”. Ed è proprio sulla logistica che si dovrebbe intervenire: le ditte fornitrici sono restie a modificare i percorsi ridistribuendone i costi sulla base dell’interruzione, ma anche questo comporta dei costi aggiuntivi, si dovrebbe ritoccare gran parte della logistica del Mezzogiorno, che comporterebbe costi maggiori di quelli attuali.
 Chi paga?
La domanda che si pone è in fondo sempre la stessa: chi paga, in termini di costi, i disagi dell’interruzione? Nell’analisi si è voluto deliberatamente tener fuori dal computo i costi delle strutture turistiche, le quali, già da anni, subivano i morsi derivanti dalla crisi e dal riposizionamento sui mercati nazionali ed internazionali. I costi logistici delle strutture dell’indotto turistico non sono ancora definiti, in quanto la maggior parte di queste avvia l’offerta in questi periodi: i costi non sono ancora quantificabili se non per proiezione rispetto all’estate scorsa. La domanda rimane sempre la stessa: chi pagherà questi danni? 
 
Nella cartina sono riportati i due percorsi per raggiungere il Cilento Centrale, la città di Vallo della Lucania ad esempio, nel tratto verde è riportato il percorso nornale che i mezzi pesanti farebbero se la Cilentana non fosse interrotta nel tratto Agropoli Sud-Prignano, nel tratto rosso è invece riportato il percorso alternativo.