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Astensionismo: in provincia di Salerno 72 comuni su 158 non raggiungono il 50% di affluenza
sabato, 06 giugno 2015
 
 
Circa il 10% degli elettori campani non ha votato: l’astensionismo alle regionali della settimana scorsa ha toccato il 47,80% nei seggi della Campania, un dato allarmante che dovrebbe far riflettere almeno quanto la composizione del nuovo consiglio, della nuova giunta di Palazzo Santa Lucia e almeno quanto la dialettica sulle vicende del nuovo governatore Vincenzo De Luca. Rispetto alle altre province campane, Salerno regge con un’affluenza alle urne del 55,53%, ma disaggregando il dato su base provinciale si scopre che 62 comuni sui 158 della provincia salernitana non raggiunge il 50% delle affluenze. In sostanza, il 45,56% dei comuni non raggiunge la metà degli aventi diritto. Se non vince l’astensione, manca poco. A leggere, infatti, i risultati dell’affluenza ai seggi della Prefettura di Salerno, il dato della diserzione emerge con una certa prepotenza. Ma non ci si ferma qui. Sono 32 i comuni che non riescono a sfondare la soglia del 50%, 33 i comuni che non superano la soglia del 40%, 5 non riescono a superare la soglia del 30% delle affluenze, un comune non supera la soglia del 20% (Santomenna: 18,02%) e infine un comune non supera la soglia del 10% (Castelnuovo di Conza: 8,95%).   
 
Andamento dell’astensionismo sul territorio della provincia
Analizzando il voto su base geografica, emerge un dato che è ancora più allarmante: la maggioranza assoluta dei comuni con affluenza al voto inferiore al 50% si trova nel Mezzogiorno della provincia, nell’area del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni per dare una definitezza areale. Tra i 32 comuni della prima fascia (con affluenza inferiore al 50%), 25 appartengono all’area meridionale della provincia. Tra questi si trovano tre dei quattro centri più popolati dell’area: Vallo della Lucania (47,14% nelle consultazioni della settimana scorsa rispetto al 61,03% delle regionali del 2010, con una differenza di -13, 89%), Sapri (41,41% nelle consultazioni della settimana scorsa rispetto al 56,48% delle regionali del 2010, con una differenza - 14,38%), Sala Consilina (45,06% nelle consultazioni della settimana scorsa rispetto al 55,79% delle regionali del 2010, con una differenza - 11, 42 %. Nei 33 comuni della seconda fascia (con affluenza al voto inferiore al 40%), 32 sono del meridione della provincia: da Atena Lucana a Vibonati si assiste a crolli di affluenza che in alcuni casi superano i 10 punti percentuali (come si nota nella tabella allegata). Tutti i comuni con affluenza inferiore al 30% appartengono al territorio meridionale della provincia: Alfano, Gioi, Morigerati, Padula e Sacco. Il comprensorio meridionale per molti aspetti presenta diversità demografiche e socio-economiche rilevanti rispetto al resto della provincia. Si tratta, infatti, di un comprensorio di piccole e medie realtà che gravitano attorno a quattro maggiori aggregati urbani: Agropoli e l’area settentrionale del Cilento, Vallo della Lucania e l’area centrale, Sapri e l’area meridionale, Sala Consilina e il Vallo di Diano. Sul piano socio-economico, la diversità maggiore risulta essere Diano) il reddito medio pro capite, che non supera i quindicimila euro (sedicimila per il Vallo di Diano) contro i ventimila dell’area centrale e settentrionale della provincia di Salerno. Si tratta inoltre di un territorio con molte difficoltà di carattere logistico, viario e geomorfologico: il Cilento e il Vallo di Diano sembrano due comprensorio paralleli per il collegamento dei quali non esiste un asse viario diretto. La frattura viaria della Cilentana ha reso, nell’ultimo triennio, ancora più difficoltoso il collegamento diretto tra Vallo della Lucania ed Agropoli. Salvo alcuni centri balneari, in questi ultimi anni di crisi il Cilento costiero vive una situazione di disagio legata soprattutto alla mancanza di capitali necessari per la riconversione. In sintesi, l’astensionismo ha colpito la parte più svantaggiata della provincia di Salerno. Che sia stato proprio lo svantaggio socio-economico a determinare il calo di presenze alle urne è un fattore da dimostrare, ma certamente non si può dire che la situazione generale di svantaggio non abbia contribuito all’astensionismo, soprattutto nei centri collinari dove l’assetto idrogeologico ha compromesso l’assetto viario e la mancanza di investimenti pubblici ha quasi azzerato i servizi, da quello sanitario a quello dei trasporti pubblici.
  
 
 
Le ragioni dell’astensione
L’astensionismo è un fenomeno collettivo nazionale che colpisce la politica degli ultimi decenni, una sorta di “americanizzazione” del voto che ha trovato ragione d’esistere nella legislazione degli anni ’90 (leggi 276 e 277 del 4 agosto 1993), la quale ha, di fatto, legalizzato l’astensione dalle urne demitigandolo a diritto, non più a diritto-dovere. Vi sono però cause che affondano in altri fenomeni politico-sociali, differenti per ogni regione. Una delle cause dell’astensionismo è la scarsa incisività delle politiche regionali nel tessuto sociale del territorio: la Regione viene intesa come un ente lontano dal territorio, un ente che propone soluzioni e servizi solo per i centri di maggiore entità demografica. Di non poco conto è stata la percezione dell’offerta politica dei candidati regionali: l’astensionismo in molti centri ha coinciso con un senso di mancanza di novità nella percezione dell’agenda politica dei candidati. E’ quest’ultimo un fattore che si percepisce dalla persistenza del fenomeno astensioni stico: in molti comuni la quota del 50% delle affluenze non si era superata nemmeno per la tornata regionale del 2010, fatti salvi i casi dei comuni nei quali si celebravano in contemporanea le consultazioni comunali.