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A scuola intonaci che crollano e bagni inservibili: 110 anni e si risolve
giovedì, 20 novembre 2014
 
 
110 anni per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Parola del Ministero delle Infrastrutture,  e se i vetri sono rotti, il materiale scolastico esiguo, le tubature e gli scarichi inservibili, qualche calcinaccio, poco o male, il Censis, nel suo«Diario della transizione», aveva registrato di peggio soltanto al termine dello  scorso anno scolastico. Una relazione da brivido, senza precedenti, se si pensa che in una società civile la scuola è una palestra di vita, luogo di formazione, crescita, di sperimentazione. Eppure, secondo la relazione del Censis (centro Studi per gli Investimenti nel Sociale)  “degli oltre 41.000 edifici scolastici statali, 24.000 impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma. Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti (tra queste mura 580.000 ragazzi trascorrono ogni giorno parecchie ore) e 2.000 le scuole che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto. Edifici malandati e vetusti: più del 15% è stato costruito prima del 1945, altrettanti datano tra il '45 e il '60, il 44% risale all'epoca 1961-1980, e solo un quarto degli stabili è stato costruito dopo il 1980”. Parliamo di interventi straordinari, anche se straordinario è il tempo trascorso dall’ultimo rifacimento di una facciata, di un impianto, sempre che non siano mai stati rifatti dopo la costruzione dell’edificio scolastico. Alcune scuole, nel comprensorio salernitano e andando più nello specifico in quello cilentano, tranne qualche aggiustatina a tempo, richiedono interventi strutturali importanti; in alcune i bagni funzionano ad intermittenza, cioè funzionano per il lasso di tempo che trascorre tra una chiamata e l’altra all’idraulico di turno, che fa quel che può, come il medico di fronte al malato terminale.
 
 
Prevenire è meglio che curare.
 
Infatti, sempre secondo l’autorevole relazione Censis:“anche la manutenzione ordinaria è una priorità. Secondo i 2.600 dirigenti scolastici consultati nell'ambito di una indagine del Censis, per il 36% degli edifici è prioritario avviare lavori di manutenzione straordinaria. Ma nella maggioranza dei casi (il 57%) l'esigenza è dare continuità agli interventi di manutenzione ordinaria”. Beate allora quelle scuole costruite dopo il terremoto dell’Ottanta o di recente, oseremmo pensare. Ed invece, no. Il Censis sforbicia pure sui nuovi progetti nell’edilizia scolastica sfornati di recente: “Secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10.000 edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati. Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l'abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale”.
 
Dal faccio al farò
 
Ma siamo fiduciosi: c’era o non c’era il Decreto del fare per l'avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica, un’assegnazione del 95, 7% dei 150 milioni stanziati? Risponde il Ministero delle Infrastrutture che stima in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. E dovremmo crederci, visto che nel “Diario” del Censis si dice di più: “. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi. Notevoli i ritardi nell'attuazione. Dei 500 milioni di euro attivati con le delibere Cipe del 2004 e del 2006, a metà del 2013 ne erano stati utilizzati 143 milioni, relativi a 527 interventi sui 1.659 previsti. Per gli stanziamenti successivi, tutti i progetti sono ancora in attuazione o addirittura in fase di istruttoria. Va meglio l'impiego dei fondi strutturali. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell'ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l'accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel frattempo è scattata l'«Operazione edilizia scolastica» del Governo, per censire le priorità d'intervento e le risorse necessarie, cui per ora hanno aderito 4.400 Comuni”.
 
Problem solving: ……..N.P