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“La terra delle piccole lune”: il racconto di Pasquale Carelli edito da Edizioni dell’Ippogrifo
giovedì, 17 settembre 2015
 
 
C’è qualcosa di magico già nel titolo del racconto di Pasquale Carelli, pubblicato da Edizioni dell’Ippogrifo. “La terra delle piccole lune” rimanda a due significati ancestrali: terra, intesa come immenso spazio nel quale si svolgono le vicende umane e le “lune”, al plurale, che danno l’idea di molteplici punti di orientamento, quasi un insieme di valori che si perpetua da millenni, ogni notte, a guidare queste vicende degli uomini, tra miserie ed atti eroici. Il tessuto narrativo racconta di una banda di briganti che si muovono attorno al monte Bulgheria; sono uomini che si son dati alla macchia per salvaguardare un senso di umanità violato e rivendicare un senso di libertà negato. La sensibilità dell’autore, medico, orienta il lettore verso il male fisico e psicologico delle genti del Sud: è l’humanitas deturpata, la violenza fisica, a generare la rabbia e la ribellione. Malabestia, il capobrigante, a scanso del suo nome è un personaggio dotato di un’innata equità, un senso di giustizia atavico, una sorta di bagaglio genetico ereditato dalle popolazioni che nel Mezzogiorno non son venute solo per conquistarlo. Malabestia è un capo, ma è anche un condottiero. Questo arricchisce il racconto di un’epopea nuova che affonda nelle leggende popolari, nel vissuto e nelle proiezioni eidetiche della gente comune: il capobrigante è “un figlio delle fate”, un personaggio magico che può governare la natura guidando il gruppo verso una nuova terra, che nemmeno conosce; una terra che diviene concretizzazione di un sogno e luogo fisico che può continuare a generare le piccole lune, quell’insieme di valori umani da cui ricominciare. In questo ambitus fiabesco la deriva narrativa potrebbe essere il mito. Così non è. La fiaba riacquista una connotazione propria, quella dei racconti popolari. Il monte Bulgheria diviene così un leone dormiente le cui pietre parlano, diventano strumenti di comunicazione nella notte, le sue cavità carsiche divengono caverne per ripararsi, ma anche cunicoli per nuove esistenze. Nella nuova terra, di cui nessuno conosce il nome, germoglierà nuovamente l’albero delle piccole lune e forse, con l’amore tra la figlia di una brigantessa e un soldato piemontese, vi sarà un tempo per la riconcializione.