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La pseudo-anormalità curata con la biochimica dei TSO
giovedì, 15 ottobre 2015
 
 
La pseudo-anormalità viene curata con psicofarmaci: ormai si vive una modernità nella quale il rifiuto di una realtà fuori dai canoni necessita dell’intervento della biochimica; è la modernità amorfa di una pillola per tutto, di un trattamento chirurgico e sanitario per le imperfezioni estetiche e mentali. "Sono in cura con la terapia cognitivo comportamentale da un anno senza alcun risultato positivo.” Questo il contenuto di un messaggio arrivato a Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, immolato sull’altare del trattamento sanitario obbligatorio nel reparto di psichiatria del San Luca di Vallo della Lucania. Grazia, insieme con la sua famiglia e con il comitato “Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni” da anni combatte contro la deriva della normativa che imponge una terapia coercitiva per quelle persone che una modernità estetizzante considera anormali, persone delle quali la società ha paura, delle quali la società, dopo aver inventato i lager manicomiali ed averli giustamente chiusi, non sa cosa farsene. Allora, a volte, si pensa bene di spedirli in strutture ospedaliere che, molto spesso, non sono attrezzate per approcciarsi a persone credute anormali, strutture che curano con i ritrovati del neopositivismo scintillante della biochimica, comprati a caro prezzo da multinazionali senza scrupoli.  “Ho fatto quattro visite psichiatriche, tutte con esiti differenti tra loro.” A spedire questo messaggio è una ragazza di ventisette anni, una giovane donna che si è affacciata a questo giardino dell’orrore. “Chi voleva curarmi senza medicine, chi voleva curarmi con farmaci sbagliati, chi invece mi ha dato una cura che dopo una settimana mi ha devastata” continua il messaggio della giovane. “Erano psicofarmaci troppo forti, che mi hanno traumatizzato l'esistenza. non so più cosa fare, sto continuando con la terapia psicologica e all'occorrenza mi aiuto con un tranquillante. Ma ho fobie troppe forti e troppo invalidanti per la mia vita, per non parlare poi del panico e dell'ansia che mi tiene ormai chiusa in gabbia da oltre un anno. Volevano farmi addirittura un ricovero per farmi prendere i farmaci, ma io ho il terrore di queste strutture e di queste sostanze che ti uccidono. Sono senza speranza perché qui tutti mirano a soffocare le mie paure con le medicine, senza poi capire la mia vera causa scatenante di tutto questo dramma. Sono anche ipocondriaca è vero, ma ho avuto anche due incidenti che mi hanno fatto fare male alla testa, ho fatto anche una TAC l'anno scorso con esito negativo. Ho paura, e ho paura perché le persone accanto a me mi dicono che prima o poi verrà qualcuno a prendermi, che mi metterà una camicia di forza e che mi porterà in una struttura. Io non voglio che mi accada questo, ho paura già solo della parola trattamento sanitario obbligatorio. La volontà ce la metto tutta, ma sono senza forze oramai. Scusami lo sfogo, ma da quando ti ho sentita in TV parlare della tua esperienza, in me è scattato qualcosa. Grazie ancora per avermi ascoltato".