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Deflusso minimo del Calore: l’appello di Tarallo al rilancio della petizione
martedì, 12 gennaio 2016
 
 
Appello dell’ex presidente del Parco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Giuseppe Tarallo, per il rilancio della petizione sul caso del deflusso minimo vitale del fiume Calore. La petizione di qualche anno fa, afferiva alla concessione per l’utilizzo idrico, atto che poi, nella sua esecutività, ha lasciato all’asciutto il letto del fiume con buona pace della sostenibilità dell’attività antropica nell’area protetta. “Al fine di rilanciare la petizione per il rilascio del deflusso minimo vitale al fiume Calore Lucano, da rivolgere in primis all'Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e alla Regione Campania e ai loro due Presidenti, e cioè all'on. Tommaso Pellegrino ormai prossimo ad insediarsi e all'on. Vincenzo De Luca,” posta l’ex presidente Tarallo “vorrei consigliare di aggiornare la petizione che risale a un bel po' di anni fa, soprattutto perché richiama un solo riferimento normativo non solo superato ma che richiama l'obbligo di rispettare il Deflusso Minimo Vitale nel rilascio di nuovi provvedimenti autorizzativi, mentre il caso in questione, quello del Calore, riguarda concessioni già esistenti ed assentite, per le quali esistono precise disposizioni normative cui vanno richiamati gli enti in particolare l'Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e gli enti concessori (in questo caso la Regione Campania). Inoltre la petizione non deve fare "istanza di sensibilizzazione" alle numerose autorità in indirizzo ma una richiesta secca ed esplicita alle autorità competenti (cioè quelle prima citate) ad intervenire e provvedere in forza delle norme richiamate.”  La normativa suggerita dall’ex presidente è quella dell’articolo 9 del Piano del Parco e quella dell’articolo del Decreto Legislativo 3/4/2006 n. 152 Norme in materia ambientale (G.U. 14/4/2006 N. 88),  aggiornato al 27 marzo 2010 con le modifiche apportate dalla LEGGE 25 febbraio 2010, n. 36.
Copertina: la foto mostra come sia venuto meno il deflusso delle acque del Calore a Piaggine (fonte: Wivalcalore Onlus)
 
Riferimenti normativi suggeriti dall’ex presidente Giuseppe Tarallo
Piano del Parco (Art. 9)
7. Fino alle determinazioni dei deflussi minimi vitali, da definirsi di concerto con altri Enti competenti in materia, l'Ente Parco assume i seguenti criteri di valutazione: a) per i corsi d'acqua ammettere derivazioni solo ove sia garantita una continuità naturale di deflusso in superficie e subalvea e sia dimostrato che il flusso residuo permanente a valle dell'intervento consenta la sopravvivenza delle naturali popolazioni biologiche, sulla base di analisi in situ a cura del Presidio Ambientale Permanente e dell’Osservatorio della Biodiversità, con riserva di sospensione; b) per le sorgenti ammettere derivazioni solo ove sia consentita la sopravvivenza delle naturali popolazioni biologiche, eventualmente valutata da analisi ad hoc a cura del Presidio Ambientale Permanente e dell’Osservatorio della Biodiversità, con riserva di sospensione. Le captazioni prive di regolare titolo, per le quali non è stata presentata domanda, sono immediatamente interrotte a spese dell'utente responsabile, fatto salvo il ricorso per danno ambientale da parte dell’Ente Parco. Le concessioni esistenti sono soggette a revisione con la stipula di un protocollo di gestione della risorsa idrica locale.
TUA (Testo Unico Ambientale)
Decreto Legislativo 3/4/2006 n. 152 Norme in materia ambientale (G.U. 14/4/2006 N. 88) Questo testo attualmente è aggiornato al 27 marzo 2010 con le modifiche apportate dalla LEGGE 25 febbraio 2010, n. 36
ART. 164 Disciplina delle acque nelle aree protette. 1. Nell'ambito delle aree naturali protette nazionali e regionali, l'ente gestore dell'area protetta, sentita l'Autorità di bacino, definisce le acque sorgive, fluenti e sotterranee necessarie alla conservazione degli ecosistemi, che non possono essere captate. 2. Il riconoscimento e la concessione preferenziale delle acque superficiali o sorgentizie che hanno assunto natura pubblica per effetto dell'articolo 1 della legge 5 gennaio 1994, n. 36, nonché le concessioni in sanatoria, sono rilasciati su parere dell'ente gestore dell'area naturale protetta. Gli enti gestori di aree protette verificano le captazioni e le derivazioni già assentite all'interno delle aree medesime e richiedono all'autorità competente la modifica delle quantità di rilascio qualora riconoscano alterazioni degli equilibri biologici dei corsi d'acqua oggetto di captazione, senza che ciò possa dare luogo alla corresponsione di indennizzi da parte della pubblica amministrazione, fatta salva la relativa riduzione del canone demaniale di concessione.