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Crisi idrica: il Consac replica con i “Taccuini dell’Acqua”
giovedì, 13 luglio 2017
 
 
“Finalmente si parla di acqua. C’è voluta una crisi di grande portata per attirare l’attenzione sulla cenerentola dei servizi pubblici.” Il Consac Gestioni Idriche entra nelle discussioni di queste ultime settimane con una serie di “taccuini”, una serie di sette dossier nei quali si intende rispondere con contezza alle istanze degli utenti sul problema della carenza idrica. Il primo “Taccuino dell’Acqua” è pubblicato sul sito istituzionale della Società per Azioni a capitale pubblico (www. consac.it). Qui il taccuino viene riportato integralmente; si è provveduto soltanto a suddividerlo in sezioni per agevolarne la lettura sul supporto telematico: i titoli delle varie sezioni, quindi, evidenziati in corsivo, non fanno parte del testo istituzionale.  “Diversamente da come la natura ci aveva abituati” continua il Taccuino del Consac “alla fase di magra delle sorgenti, coincidente con i mesi di ottobre-novembre non ha fatto seguito la fase di morbida dei mesi di aprile-maggio nei quali, per l’azione delle piogge, le sorgenti ripristinano la loro dotazione. No. Quest’anno questo naturale fenomeno non si è verificato per un altrettanto naturale fenomeno: la siccità.”
 
Si parla di acqua solo quando la risorsa scarseggia
“C’è voluto tutto questo” si continua a leggere in questo primo taccuino “per attirare l’attenzione su un problema di cui si parla di rado perché non siamo abituati a prevenire ma piuttosto ad affrontare i problemi solo quando si sono già manifestati. E’ dunque di moda parlare di acqua. Ciò attira l’attenzione dei preoccupati Utenti, lettori, ascoltatori. La circostanza non sfugge però alle prime donne che non aspettano altro per mettersi in mostra con le più svariate rappresentazioni, teorie, strategie, ecc. che finiscono per causare un danno altrettanto grave: quello cioè di focalizzare l’attenzione su argomenti secondari mettendo in secondo piano la realtà. Se invece vogliamo assicurare ai nostri figli un livello del servizio almeno pari a quello di cui noi godiamo oggi, abbiamo necessità di avere contezza della situazione che, lo diciamo subito, è particolarmente grave.
 
In Italia e nel Cilento vi è ricchezza di acqua, non c’è bisogno di suggerimenti
Incominciamo quindi a dire che in Italia e anche nel Cilento vi è ricchezza di acqua, lo sappiamo e sappiamo esattamente dov’è. Non c’è bisogno che qualcuno ce lo ricordi. Nel Cilento, come in Italia, le reti idriche sono un colabrodo. Nel Cilento come in molte parti in Italia vi è un eccesso di gestori. Nel Cilento come in Italia il prezzo dell’acqua è tra i più bassi d’Europa così come l’investimento pro capite destinato alle reti idriche, mentre il consumo di acqua potabile e di acqua minerale è tra i più alti al mondo. Per un approfondimento, tra i tanti, consigliamo di consultare i dati forniti dal Censis o analoghe istituzioni per trovare le più disparate e convergenti statistiche. Dunque, non ci resta che confermare una verità: le reti idriche del Cilento sono un colabrodo. Ma non solo quelle del Cilento come qualcuno vuol far credere e non certo per colpa di Consac.
 
L’acqua è disponibile in grosse quantità, ma sono necessari investimenti per erogarla
Confermiamo pure che l’acqua è disponibile in grosse quantità ma ciò non è sufficiente a conferire continuità all’erogazione poiché, se siamo seduti sopra l’acqua o addirittura se l’abbiamo sotto il naso, occorrono opere di presa, di adduzione, di trasporto, di accumulo, di potabilizzazione, strumenti di misura, ecc. In poche parole: investimenti molto consistenti.
 
La politica ha preferito investire in opere visibili alle comunità locali e all’elettorato
Perché siamo arrivati a questo punto. Le prime responsabilità sono da ricercare in chi ha sostanzialmente azzerato gli investimenti nel settore idropotabile -analogo ragionamento vale per il collettamento fognario e per la depurazione. La politica, a tutti i livelli, ha preferito investire sulle opere visibili, semmai progettate da famosi architetti. Le opere igieniche, così come si chiamavano un tempo, sono considerate cose di altri tempi, del dopoguerra, del piano Marshall, della Cassa per il Mezzogiorno. Nella nostra ottica di paese industrializzato abbiamo cancellato mentalmente queste esigenze primarie e, man mano che passavano gli anni, le necessità di investimenti sono cresciute ed il conto, sempre più salato, sarà presentato a chi verrà dopo.
 
Le reti del Consac sono state programmate ed eseguite dalla CasMez
In sede locale il complesso delle reti idriche che Consac si trova a gestire è quello risultante da scelte fatte svariati decenni fa in cui il principale decisore è stata la Cassa per il Mezzogiorno e i suoi consulenti. Che abbiano ben ideato e ben eseguito è sicuramente discutibile, come ogni attività umana. Col senno di poi osserviamo come la risorsa veicolata dall’acquedotto Faraone, ad esempio, non sia proprio a chilometro zero. Di chilometri ne compie oltre settanta per arrivare sulla fascia costiera di Pollica e S. Mauro Cilento. Possiamo anche rilevare come la Cassa realizzava le opere e non si preoccupava di acquisire le autorizzazioni al prelievo della risorsa. Le autorizzazioni all’emungimento e con esse le determinazioni del minimo deflusso vitale venivano costantemente omesse.
 
Un disegno occulto per utilizzare l’acqua degli invasi artificiali?
Sulle considerazioni, poi, espresse in questi ultimi giorni circa un occulto disegno in base al quale la carenza idrica determinata dallo stato delle condotte legittima l’uso di acqua potabilizzata della diga di Cannalonga - già largamente usata – o di quella della diga dell’Alento – usata per pochi giorni agli inizi degli anni 2000 – è utile soffermarsi brevemente. Nel piano predisposto dall’Autorità di governo dell’ambito, soggetto competente alla programmazione delle opere, sono inclusi i predetti invasi come risorsa da utilizzare in integrazione o in emergenza. D’altra parte, il fatto stesso che entrambi gli invasi siano dotati di impianti di potabilizzazione, fin dalla loro costruzione, ci induce a ritenere che chi ha costruito e chi ha finanziato le opere aveva in mente di usare quella risorsa per scopi idropotabili. Sennonché l’utilizzo della risorsa della diga del Carmine nel Comune di Cannalonga, inizialmente limitato a pochi mesi all’anno, è col tempo cresciuto, così come i costi a carico di Consac e dei suoi Utenti. Che dietro ci sia un lucido disegno che mira a tenere le reti idriche in uno stato di obsolescenza è un’ipotesi che alimenta sospetti. Sta di fatto però, che i potabilizzatori a servizio degli invasi hanno subito la stessa sorte delle obsolete condotte e non garantiscono nemmeno loro continuità di funzionamento.
 
Il dossier “Acquedotto Faraone” e il tentativo di coinvolgimento dei sindaci
Consac da parte sua ha fatto, più di quello che era nelle sue competenze di mero gestore di opere. Come si può leggere a pag. 15 del dossier “Acquedotto del Faraone: una condotta al collasso” pubblicato sul sito web www.consac.it sono state avanzate da oltre dieci anni istanze di finanziamento, progetti e loro adeguamenti senza ottenere alcuna concreta risposta. Gli unici interventi realizzati sulla condotta in questi anni sono stati effettuati per un ammontare di circa un milione di euro con fondi del Ministero dell’Ambiente e fondi propri del gestore. Ma sono ben poca cosa rispetto al fabbisogno reale. Più volte Consac ha coinvolto i Sindaci del territorio per supportare le richieste di finanziamento, più volte sono state prodotte istanze e delibere degli enti locali. Lo stesso dossier, a cui si faceva prima riferimento, è stato concepito proprio per far comprendere l’importanza di tale opera nell’erogazione del servizio, i problemi che tale condotta comporta alla continuità di erogazione e i costi di cui Consac deve farsi carico per le continue riparazioni.
 
La richiesta di potabilizzatori
E’ doveroso rendere noto ai lettori che Consac ha anche richiesto all’Ato e alla Regione Campania l’assegnazione dei potabilizzatori che, in quanto opere strettamente finalizzate all’uso idropotabile, devono essere assegnate gratuitamente a Consac, come tutte le opere destinate al servizio idrico integrato. Silenzio assoluto dagli enti competenti.
 
La risorsa idrica della sorgente “Ruotolo” di Sapri
Rispetto ad altro argomento ricorrente, dobbiamo anche riferire che Consac è a perfetta conoscenza dell’esistenza di cospicue quantità di risorsa alla sorgente Ruotolo di Sapri. Tanto ne è a conoscenza da aver progettato ed eseguito qualche anno fa n.14 pozzi per integrare il prelievo di cui n.7 già attrezzati e quindi in condizioni di funzionare. Consac ha progettato un ulteriore intervento di 5,5 milioni di euro – anch’esso candidato al finanziamento fin dal 2012 - necessario alla realizzazione della tubazione che occorre per immettere la risorsa nel sistema acquedottistico, senza la quale l’acqua è disponibile ma ahimè inutilizzabile. L’immissione nel sistema, dell’acqua proveniente dalla sorgente Ruotolo, potrebbe sostituire in parte l’apporto del Faraone con benefici sull’ambiente dato che la risorsa di Ruotolo è prelevata prima che la stessa sia dispersa in mare e quindi non influenza l’ecosistema.
 
Necessaria la riduzione delle perdite
Non abbiamo bisogno di altro se non di ridurre a valori fisiologici le perdite idriche. D’altra parte la realizzazione di nuovi prelievi oltre ad incidere sull’ambiente, sconta costi infrastrutturali al pari di quelli necessari a ridurre le perdite e lunghe procedure amministrative di concessione nonché rilevanti costi per studi e consulenze professionali. Ciò non significa in assoluto che in sede locale non si possa prelevare altra risorsa o sostituire quella prelevata con altra meno impattante sull’ambiente, ma l’oscar dell’inefficienza lo conseguiamo quando preleviamo la risorsa, la pompiamo e trasportiamo per poi disperderla in larga parte attraverso le falle sempre presenti in rete nonostante le continue riparazioni.
 
La programmazione è di competenza dell’ATO
Entriamo però in un campo che appartiene alla programmazione delle risorse idriche la cui competenza, non è del gestore, ma è attribuita dalla legge all’Ente di Governo dell’Ambito che ha il compito di approvare il Piano di Ambito e di definire gli interventi da eseguirsi, le priorità e le esigenze infrastrutturali. Sotto questo aspetto è necessario elevare il livello di conoscenza, soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei vari attori che intervengono nelle attività decisorie inerenti il servizio idrico integrato. Si rischia se no di bussare alla porta sbagliata, di pretendere da taluni attività che devono svolgere altri ed in questo senso il ruolo di Consac è quello di gestore a cui sono assegnate, per essere gestite, le opere di proprietà comunale (reti interne, serbatoi, ecc.) e regionale (opere di presa, adduttrici, ecc.). La condizione di tali infrastrutture è la principale causa della discontinuità dell’erogazione che caratterizza alcuni centri abitati. Ne è prova provata l’inesistenza di disservizi in aree e centri abitati serviti da condotte più moderne ed efficienti caratterizzati da continuità di erogazione. Consac è un’azienda pubblica e il suo obiettivo non è l’utile di esercizio; la sua missione è sostanzialmente operativa, di gestione di opere di proprietà comunale o regionale.
 
I “Taccuini dell’Acqua”: parliamone, ma con cognizione di causa 
Tuttavia intende contribuire al dibattito, fornendo i dati e le informazioni di cui dispone. Lo farà pubblicando sul proprio sito e consegnando alla stampa una serie di contributi sull’argomento “acqua” per consentire al cittadino che voglia informarsi di prendere coscienza delle problematiche. Questo che avete appena letto è il primo di sette taccuini che pubblicheremo con cadenza settimanale. Non rendiamo dunque vana la grande occasione che si presenta di approfondire un argomento, di cui da sempre si parla, sempre e solamente, quando l’acqua manca, salvo poi a dimenticarsene il giorno dopo. Parliamone allora, ma per favore, con cognizione di causa.
 
I Taccuini dell'Acqua": http://www.consac.it/wp-content/uploads/2017/07/Taccuino-n.1-8.pdf